Pato ha perso il goal
Pato-Kakà-Pippo, la fabbrica del gol: l’attacco del Milan ora è il migliore della A
I 5 gol con cui è stata regolata la pratica-Toro hanno permesso all’attacco milanista di scavalcare quelli di Inter e Juventus. Ora i frombolieri rossoneri hanno raggiunto quota 59 reti in 32 uscite (contro le 58 dei nerazzurri e le 57 dei bianconeri), per un media a partita di 1,84.
Al momento, in serie A, nessuno è riuscito a far meglio. Ma i rossoneri primeggiano anche in un’altra speciale classifica, quella dei tridenti. Considerando soltanto i 3 principali goleador di ciascuna squadra, infatti, il Milan stacca ancora tutti gli avversari. Merito del terzetto formato da Pato, Kakà e Inzaghi, rispettivamente 14, 12 e 11 sigilli: in tutto fanno 37. Dietro c’è solo la Fiorentina, seconda grazie ai 33 gol di Gilardino (16), Mutu (13) e Montolivo (4).
Non è un caso, dunque, che una volta riemerso dal suo infortunio, Ancelotti abbia sempre schierato Kakà, dietro a Pato e Inzaghi. A meno di diverse alchimie tattiche, peraltro, di qui alla fine del campionato, saranno proprio quei tre a dover garantire al Milan la partecipazione alla prossima Champions League e, magari, pure il secondo posto.
Fonte: Corriere dello Sport
Dunga: «Milan, Pato da impazzire»
Dunga, si è divertito di più ad assistere al duello rusticano fra Inter e Juventus o alla goleada milanista contro il Torino?Sono state due partite molto diverse. L’Inter mi ha impressionato per la sua potenza, per le improvvise accelerazioni. Il Milan ha divertito contro un avversario che, chiaramente, era ben differente dalla grintosa Juventus».
Il secondo posto è più vicino. «Sì, ma sono ancora vicine anche il Genoa e la Fiorentina. Dobbiamo cercare di andare avanti così, è chiaro che il secondo posto è meglio del terzo. Ma la missione fondamentale è avere un posto in Champions League». Adriano Galliani ha un chiodo fisso, tornare nel torneo che preferisce e che ha reso il Milan di Berlusconi diverso dalle altre squadre. Il successo contro il Chievo è un capitale importante per raggiungere l’obiettivo, ma ha lasciato all’amministratore anche qualche riflessione amara. Intorno a Pato, il ragazzo che, in assenza di Kakà, ha tenuto il Milan in orbita. «Sono preoccupato per il trattamento che riservano al nostro attaccante», dice Galliani. «In trasferta è sempre la stessa storia, è successo a Napoli, è successo a Verona con il Chievo. Lo intimidiscono nei primi minuti con una serie di falli, poi il ragazzo fa fatica. Pato è un fenomeno, ma visto il trattamento che gli riservano dopo un po’ gira al largo. Non è un caso, è una cosa scientifica: su di lui, vanno giù duri all’inizio della partita». Lo stesso Pato si era lamentato del trattamento che riceve dagli avversari, e anche Kakà qualche tempo fa era si era schierato in difesa del ragazzino.
Ma, nonostante le difficoltà di Pato e di un gioco che certo non si può definire spumeggiante, il Milan va e a questo punto cercherà di raggiungere superare la Juventus nelle prossime settimane, magari già prima dello scontro diretto del mese prossimo. Arrivare secondi o terzi non è proprio la stessa cosa: non lo è per il prestigio della squadra, né per l’umore dei tifosi, non lo è soprattutto dal punto di vista economico. «Tutto dipende dal cosiddetto tv market pool: in Champions League, il 45 per cento dei ricavi si divide fra le squadre dello stesso Paese in base alla posizione ottenuta in campionato nell’anno precedente. Il 40 per cento va a chi si è qualificata da prima, il 30 alla seconda, il 20 alla terza e il 10 alla quarta», spiega Galliani. «Non è facile quantificare, perché tutto dipende da quanta strada si fa in Champions. Diciamo che in teoria essersi qualificati da secondi può portare circa 5 milioni di euro in più. Ma non mi preoccupo di questo: mi preoccupo di consolidare il terzo posto e penso che la squadra debba cercare di fare più punti possibile, senza pensare ad altro».
Fonte: Gazzetta dello Sport
Umori diversi, momenti diversi e, soprattutto, futuro diverso. Pato e Ronaldinho, due dei milanisti-brasiliani, stanno attraversando un momento diametralmente opposto.
Se il “Papero” continua ad andare a segno con regolarità e a guadagnarsi sempre maggiore affetto dai supporters del “Diavolo”, Dinho fatica a trovare un posto in squadra ed è da alcuni additato come “peso”.
La storia dei due continua con la maglia verdeoro della Nazionale, e gli scenari differiscono di poco. Dinho ha giocato soltanto 4 delle ultime 14 gare del Milan e a questo punto la sua presenza in campo contro l’Ecuador dovrebbe dipendere unicamente dalle condizioni di un altro milanista, Kakà. Se il numero 22 rossonero dovesse recuperare, sarà lui ad agire alle spalle di Luis Fabiano e Robinho, in caso contrario spazio a Ronaldinho.
Resterà fuori anche Pato, sul quale però Dunga e Kakà si sono espressi senza troppi giri di parole: “Pato è diventato indispensabile per il Milan – ha detto Kakà – E’ l’unica nota positiva della nostra stagione”.
“Pato è ancora molto giovane - ha detto invece Dunga - Deve ancora maturare, ma ha tutte le qualità per diventare l’erede di Ronaldo”. Proprio lui, Ronaldo, il Fenomeno. “Ha il fiuto del goal del “Fenomeno” – ha ribadito Dunga – Ha già dimostrato di saper reagire alle difficoltà, è un bravo professionista e soprattutto… segna goal a raffica”.
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BRAZİL / NATİONAL
Pato convocato per 2 test del brasile a GiugnoEcco i convocati del selezionatore della nazionale brasiliana Carlos Dunga per le 2 partite di preparazione per il girone eliminatorio della Coppa del Mondo 2010 (che si svolgerà in Sudafrica) contro il Paraguay il 14 giugno ad Assuncion, e contro l’Argentina il 18 a Mineirao , a Belo Horizonte.
Nei 25 convocati c’è il ritorno di Adriano che con la maglia del San Paolo sta segnando molto e c’è la conferma di Pato dopo il goal nell’amichevole contro la Svezia
Ecco i 25 convocati:
PORTIERI:
Júlio César (Inter de Milão)
Diego Alves (Almería)
Doni (Roma)
CENTRALI DIFENSIVI:
Alex (Chelsea)
Juan (Roma)
Lúcio (Bayern de Munique)
Luisão (Benfica)
TERZINI:
Daniel Alves (Sevilla)
Marcelo (Real Madrid)
Gilberto (Tottenham)
Kléber (Santos)
Maicon (Inter)
CENTROCAMPISTI:
Anderson (Manchester United)
Diego (Werder Bremen)
Elano (Manchester City)
Gilberto Silva (Arsenal)
Josué (Wolfsburg)
Julio Baptista (Real Madrid)
Kaká (Milan)
Mineiro (Hertha Berlin)
ATTACCANTI:
Adriano (São Paulo)
Alexandre Pato (Milan)
Luis Fabiano (Sevilla)
Robinho (Real Madrid)
Rafael Sobis (Bétis)
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Pato conquista Brasile e Pechino Ma avverte: “Non sono Pelè”

Pato in cambio di Kakà. Il Milan ne perde uno solo per Pechino e conserva l’altro, utile, dovesse andare a dama il gran finale, per l’eventuale turno preliminare di Champions. L’ultima impresa del Papero brasiliano a Londra contro la Svezia (amichevole organizzata per il cinquantennale della finale mondiale scandita dal famoso gol di Pelè, sombrero su Liedholm e palletta nell’angolo, come coincidenza radiosa), conserva due risvolti suggestivi.
Uno, intimo e celebrativo, riguarda l’accoglienza mediatica del debutto nella nazionale maggiore, con tanto di gol incastonato. «Una prova che ricorda gli inizi di Pelè, Zico, Rivaldo e Ronaldinho» scrivono i giornali brasiliani che non sono il massimo in fatto di giudizi equilibrati. «Ha tutto per diventare un fuoriclasse, ma prima facciamogli giocare almeno una quarantina di partite da professionista» sentenzia e frena Dunga, ct della Seleçao impegnato a definire i contorni delle due rappresentative, una per dar la scalata al mondiale, l’altra per vincere l’oro di Pechino. È l’unico che invita alla moderazione mentre i giornali inseguono l’iperbole, «il debutto di una stella» sostengono in coro, convinti.
«Deve andare per forza alle Olimpiadi» titola O’ Globo e questo rappresenta l’aspetto meno avvincente per il Milan che fa buon viso a cattivo gioco ma nel frattempo approfitta dell’occasione per ottenere dalla federazione brasiliana oltre che dallo stesso Kakà (il club rossonero non può versare 9 milioni di euro di stipendio per mandarlo in gita a Pechino) l’impegno a reclutare uno solo dei due gioielli brasiliani.
Per fortuna di tutti, del Milan, del Brasile e dei Giochi olimpici, Pato è un ragazzo oltre che predestinato (firma col gol ogni debutto, con l’Internacional di Porto Alegre, col Milan, con la sua Nazionale maggiore) con la testa sulle spalle. Basta scorrere il testo delle dichiarazioni rese dopo la sfida con la Svezia e al rientro a Milanello (accolto dagli applausi dei rossoneri) per ottenere una conferma solenne. Pato non ha paura di volare.
«Ho avuto fortuna nel segnare quel gol», il primo riconoscimento: proprio così, portiere fuori dalla porta e lui che indovina una traiettoria maliziosa larga come un arcobaleno. «I paragoni con Pelè mi lusingano ma lui è un idolo e io invece devo ancora lavorare molto», la consapevolezza di avere una strada molto dura, spianata davanti grazie ai primi passi compiuti in queste settimane travolgenti.
Anche la struggente dedica del Papero lascia capire molto di questo giovanotto nato con il dna del campione di razza e reclutato in tempo utile dal Milan a una cifra significativa, 22 milioni di euro, mica bruscolini. «Appena finita la partita, ho chiamato i miei genitori, erano in lacrime.
Devo a loro tutto quello che raccolgo nella mia vita, loro mi sono stati vicini e sono risultati decisivi nell’educazione», la frase di Pato pronto a rimettersi in sintonia con le esigenze del Milan. Ieri, al rientro dall’Inghilterra, si è messo in tuta e ha sudato con Ancelotti preparandosi alla rincorsa al quarto posto. «Dobbiamo raggiungerlo», è stato il suo ultimo intervento.
Il Giornale
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Pato è ancora in estasi

Il mattino dopo di Brasile-Svezia ha l’oro in bocca per Alexandre Pato, autore al suo esordio in maglia verdeoro del gol partita che ha permesso ai sudamericani di vincere il test amichevole contro gli scandinavi.
Il fuoriclasse del Milan, come sempre, ha bruciato l’emozione in un attimo, andando a segno solo dieci minuti dopo il suo ingresso in campo.
“Sono molto contento di aver esordito con la maglia della mia nazionale, l’altra volta fui costretto a rinunciare alla convocazione a causa del mio infortunio – ha detto il Papero -. Il gol? Ho visto la palla dietro di me e ho notato che il portiere era uscito, ho tirato e per fortuna la palla è entrata”.
Appena il brasiliano ha gonfiato la rete qualcuno ha notato qualche analogia fra lui e O’Rei: “Sono felice per questo gol arrivato al mio esordio e il paragone con Pelè che segnò nella finale del 1958 contro la Svezia mi rende felice – continua Pato -. Lui per me è un idolo, un fenomeno.
In questo momento la mia carriera va bene e devo lavorare tanto per proseguire la mia avventura con la nazionale brasiliana. Sono molto contento per i complimenti che ho ricevuto da tante persone che mi dimostrano il loro affetto, ho telefonato subito a mio padre e a mia madre che erano molto felici per me”.
Sportal
Il Brasile osanna Pato”Sarà la stella di Pechino”
Il grande esordio di Pato con la maglia del Brasile ha scatenato in Inghilterra paragoni scomodi con il mitico O’Rey.

Che Alexandre Pato non fosse un calciatore normale, in Italia ce ne eravamo accorti fin dalla sua prima apparizione con la maglia del Milan. Una prestazione maiuscola, condita da una rete di splendida fattura, aveva fatto credere a molti di essere al cospetto di un fenomeno, ma la splendida rete messa a segno ieri nel suo esordio con la maglia del Brasile contro la Svezia, ha portato il suo nome alla ribalta mondiale.
I tabloid inglesi sono rimasti abbagliati dalle qualità del baby fenomeno brasiliano, tanto che il “Guardian” ha proposto, complice anche il cinquantenario della finale mondiale tra Svezia e Brasile, un incredibile paragone tra Pato e Pelè.
A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato il ct verdeoro, Carlos Dunga, che a proposito della prestazione di Pato ha detto: “Ha solo 18 anni. Serve pazienza, non bisogna mettere pressione sul ragazzo”.
Goal
Il Brasile osanna Pato”Sarà la stella di Pechino”
La stampa brasiliana gongola dopo l’esordio in nazionale del milanista, che ha firmato la vittoria sulla Svezia. E lo vede già protagonista delle Olimpiadi. Globoesporte: “Una prestazione che ricorda gli inizi di Pelé, Zico, Rivaldo e Ronaldinho”

MILANO, 27 marzo 2008 – La partita, di suo, aveva già un sapore speciale: 50° anniversario della finale dei Mondiali del 1958. Brasile-Svezia, allora, rivelò al mondo le magie di un certo Edson Arantes do Nascimiento, 17enne futuro Pelé. Mezzo secolo dopo il predestinato ha le fattezze di un papero, Pato, il cui gol decisivo di ieri a Londra ha solleticato le fantasie della stampa brasiliana.
IN ESTASI – Globoesporte, ad esempio, non usa troppi giri di parole. “Una prestazione che ricorda gli inizi di Pelé, Zico, Rivaldo e Ronaldinho”. Quindi Pato paragonato, nell’ordine, a: il più grande (per molti) calciatore di ogni epoca, colui che è stato definito “Pelé bianco”, e poi, per gradire, due Palloni d’Oro. Mica male, insomma. Il quotidiano sportivo brasiliano, inoltre, annota che al 10′ del secondo tempo il pubblico dell’Emirates Stadium, forse annoiato dallo spettacolo non esaltante fin lì proposto dalla Seleçao, ha cominciato a gridare “Pato, Pato”. Quando l’attaccante del Milan era ancora seduto a scaldare la panchina.
PAPERI A PECHINO – “Pato è stato nettamente più pericoloso di Luis Fabiano nonostante abbia giocato la metà del tempo”. Questa l’analisi, più tecnica, di O’Globo, che aggiunge: “Deve andare per forza alle Olimpiadi”. Sulla stessa lunghezza d’onda la Folha de S. Paulo, che invita Dunga a portare il Papero a Pechino, perché “può essere la stella dei Giochi”. Un plauso speciale, comunque, i giornali lo regalano anche ad Anderson, centrocampista del Manchester United, entrato insieme a Pato e decisivo nel regalargli l’assist del gol.
DUNGA APPREZZA – Ma l’uomo del giorno è sempre lui, il giovanotto che il Milan ha acquistato a suon di milioni (ventidue) dall’Internacional di Porto Alegre. “Pato? Ha giocato una quarantina di partite da professionista, ma è già un grande”. Parole e musica di Carlos Dunga dopo la vittoria sulla Svezia. L’occasione ideale per mostrarsi al mondo, come cinquant’anni prima aveva fatto un certo Pelé.
Alessandro Ruta
Gazetta
Pato-gol, debutto al bacio
L’attaccante del Milan regala il successo alla Seleçao sulla Svezia: 1-0

SVEZIA-BRASILE 0-1 (finale): Per la Svezia in avanti Elmander, non c’è Ibrahimovic. Per il Brasile Pato in panca, in attesa del debutto nella nazionale maggiore. Luis Fabiano titolare in avanti con “la Bestia” Baptista, Diego e Robinho a supporto. Al 25′ Rosenberg in contropiede mette appena a lato. Un minuto dopo replica del Brasile, Baptista spara su Isaksson in uscita. All’intervallo è 0-0. Nella ripresa Julio Cesar rischia un po’ su una punizione da sinistra di Larsson. Al 15′ del secondo tempo entra Pato, al posto di Luis Fabiano, e il rossonero è subito applaudito dal pubblico di Londra. Pochi minuti dopo l’arbitro inglese Scott non concede un evidente rigore per il Brasile per una spinta ai danni di Diego, lanciato proprio da Pato. Al 26′ il Papero del Milan trova il gol, sfruttando una sciagurata uscita del portiere svedese e segna da posizione decentrata, sulla destra a porta vuota, con un pallonetto morbido di sinistro. È la rete che decide la gara.
Riccardo Pratesi
Gazzetta
Pato: Il Brasile Ringrazia
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In Brasile oggi un solo tema, Pato, dopo la rete della vittoria della nazionale carioca contro la Svezia.
‘Il debutto di una stella’, ha titolato il quotidiano O Globo, mentre l’Estado di San Paulo ha parlato di ‘un grande gol che ha assicurato la vittoria al Brasile’.
“I miei genitori mi hanno chiamato in lacrime dopo la partita – ha raccontato invece Pato – anche io ero emozionato, tutto quello che raccolgo nella mia vita lo devo a loro, per come mi sono stati vicini e per l’educazione che mi hanno dato”.
Ac Milan
Quattro lettere e un paragone `lunare`: Pato-Pele`

Ogni passo e` un fascio di luce, un altro riflettore acceso sul nuovo fenomeno del pallone. Alexandre Pato, occhi svegli e denti raddrizzati da un apparecchio ormai rimosso, ha appena 18 anni.
Il mondo del pallone strabuzza gli occhi davanti alla maturita`, alla solidita` mentale e fisica di questo ragazzo prodigio, del nuovo idolo della `San Siro` rossonera. L`ultimo atto di una storia ancora dsa scrivere e` andato in scena ieri sera, a Londra, dove il Brasile di Dunga ha superato la Svezia grazie a una magia del milanista. Ingresso in campo al 60`, rete decisiva al 72`: nel solco di una vita veloce, che fila dritta verso un futuro che in molti predicono luminosissimo.
Il gol, tra l`altro, non e` banale. L`uscita del portiere svedese, kamikaze quanto basta, l`ha agevolato, ma la girata di Pato che ha sorvolato compagni e avversari per terminare la sua corsa nell`angolo lontano e` un tocco da campione. E cosi`, sfruttando anche la concomitanza con il cinquantenario della storica finale mondiale tra Svezia e Brasile, i media inglesi azzardano un paragone ingombrante.
Le spalle del `cucciolo` rossonero sono larghe, l`ha gia` dimostrato, ma Pele` e` sempre `O`Rei`. `La scena di Pato ha richiamato l`arrivo di Pele` a Stoccolma`, scrive oggi il `Guardian`. Ma e` in Brasile che si scatena la Pato-mania. `O`Globo` cuce sulla maglia verdeoro l`alloro olimpico, parlando apertamente di `oro puro` e sostiene che Pato `dovra` essere titolare a Pechino, ammesso che mantenga la sua umilta`: puo` essere la stella dei Giochi`.
Dunga non tira il freno, sarebbe impossibile dopo un esordio in grande stile, ma invita tutti a mantenere calma e prudenza. `Non si puo` pensare che risolva sempre le partite, ha 18 anni – spiega il citti` brasiliano -. Serve pazienza, non bisogna mettere pressione sul ragazzo`. Ma il popolo piu` calciofilo del Pianeta non ascolta gia` piu`, le urla e i tamburi della `torcida` coprono ogni rumore, ogni voce.
Datasport
Dunga: “Pato può diventare il n. 1″

Felice per la vittoria del Brasile sulla Svezia e per il goal della Stella Alexandre Pato. La Patomania preoccupa Dunga.
-pato ha tutto per diventare un numero 1, lui è messo bene ma tutto dipenderà da lui. Ha giocato solo 30-40 partite da professionista.
-Bisogna lasciarlo giocare naturalmente,perchè è un talento. Non di può dare tutto il peso delle aspettative a lui, ha appena 18 anni. Non può risolvere sempre lui le partite.
Sul goal Dunga dice:
-Lui è stato furbo a rubare la palla e a tirare subito in porta.
Globo Esporte
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